ULTIMI PROGETTI

Serie B: Dentro il Gioco

Sabato 10 Gennaio sono stato a bordo campo, durante una partita di Serie B. Per l’occasione ho utilizzato il mio cavallo di battaglia, la Sony A7 IV abbinata al Sigma 70–200mm f/2.8, una combinazione affidabile e luminosa, ideale per lavorare in condizioni di luce difficili e seguire l’azione anche nei momenti più rapidi. Il palazzetto, le luci artificiali e il ritmo serrato dell’incontro hanno creato il contesto perfetto per catturare l’intensità della pallavolo: uno sport fatto di esplosioni improvvise, silenzi carichi di tensione e gesti tecnici che durano una frazione di secondo.

Fotografare la pallavolo significa imparare ad anticipare: ogni azione nasce prima dello schiacciatore, nello sguardo del palleggiatore e nei movimenti del muro e della difesa. È un equilibrio tra velocità e lettura del gioco, tra tecnica e istinto. Dal bordo campo non si raccontano solo i punti, ma anche le emozioni: concentrazione, esultanza e silenzi carichi di tensione.

Street Photography a Bruxelles

Ho iniziato l’anno con un bellissimo viaggio a Bruxelles: sono partito il 2 gennaio e rientrato il 5 gennaio. Con me ho portato la Sony A6000, abbinata al 18–50mm f/2.8, una combo compatta e versatile, perfetta per muovermi leggero tra le strade della città e dedicarmi a un po’ di street photography.

La street photography è un modo diretto e sincero di raccontare una città attraverso le persone che la vivono. Bruxelles, con i suoi contrasti tra architettura storica e modernità, i mercati, i tram e i caffè affollati, si presta perfettamente a questo genere. Camminare senza una meta precisa, osservare la luce, attendere il gesto o l’incrocio di sguardi giusto: è proprio in questi momenti spontanei che nascono le immagini più autentiche. Scattare in strada significa imparare a essere discreti, rapidi e soprattutto presenti, lasciando che sia la città a suggerire le storie da raccontare.

“La fotografia è l’arte di osservare. Si tratta di trovare qualcosa di interessante in un luogo ordinario.”
— Elliott Erwitt